» Home Page

» Il Forum

» Avis Provinciale Pavia

» Il Consiglio Provinciale

» Le Sezioni

» Le Unità di Raccolta

» La Legislazione

» Domande e Risposte su temi Fiscali-Amministr.

» Link Utili

» L'Assemblea Annuale
 

 
 

Avis Provinciale di Pavia

 

Le prime origini della terapia ematica risalgono, ovviamente nelle più semplici ed empiriche applicazioni, ai tempi più remoti. A cominciare dall’introduzione di nuovo sangue nell’organismo per “ingestione”, pratica già nota ad Aristotele, Lucrezio Caro e Plinio, e proseguita per molti secoli. Un’altra forma utilizzata a lungo fu quella “per via esterna”, a mezzo del bagno cruento, ricordata da molti autori tra cui il Couring e il Borrichio, e ancora quella “ipodermica”, avente il fine di attivare i poteri di difesa dell’organismo e di svolgere funzioni di stimolante endocrino. Anche la forma della trasfusione, l’unica ad oggi praticata, affonda le sue origini in tempi assai lontani. E’ nota infatti la leggenda di Tanaquilla, moglie del re Tarquinio Prisco, che nel 577 a.C. avrebbe donato inutilmente il proprio sangue per salvare il consorte ferito a morte. Nelle opere dei filosofi Erofilo ed Erasistrato della Scuola Alessandrina (300 a.C. ca.) e in quelle di Plinio e di Celso si trovano cenni che riguardano indubbiamente la trasfusione di sangue. Dopo un periodo privo di cenni a tale forma terapeutica, successivo alla caduta dell’impero romano, e dopo il ritorno in auge dell’uso di bere il sangue, come caldamente consigliato a tutti gli anziani da Marsilio Ficino, la trasfusione torna ad essere praticata nel 1492, quando un medico ebreo effettua una trasfusione in articulo mortis a Papa Innocenzo VIII, utilizzando sangue prelevato da tre fanciulli sui dieci anni, che morirono poco dopo, non si sa se dissanguati o per embolia.

Tuttavia le prime trasfusioni di cui rimane una documentazione tale da permettere di giudicare le effettive condizioni dell’esperimento risalgono al diciassettesimo secolo. Nel 1615 Andrea Libavio di Halle accenna nella sua opera alla trasfusione di sangue da arteria ad arteria con l’uso di tubi d’argento. Anche Giovanni Colle da Cividale, medico a Venezia e quindi professore dei Medicina a Padova, nei suoi testi mostra di ben conoscere la trasfusione del sangue ed i metodi per praticarla. In Francia furono iniziati esperimenti trasfusionali prima sugli animali e in seguito sull’uomo. Intorno al 1666 Giovanni Denys ed il chirurgo Emmerets trasfusero in un malato sangue di agnello. Le prime due trasfusioni furono coronate da successo, ma alla terza il malato morì quasi istantaneamente. Tali furono le polemiche sorte che il Tribunale dello Châtelet proibì le trasfusioni all’uomo se non previa approvazione espressa dei medici della Facoltà di Parigi, la quale peraltro, nel 1670, si era dichiarata assolutamente avversa alla trasfusione. I fallimenti francesi, così come quelli degli italiani Francesco Folli da Poppi, Gian Domenico Cassini, Geminiano Montanari e Guglielmo Riva intorno al 1670 determinarono il calare di una coltre di indifferenza, e spesso di diffidenza, verso questa forma terapeutica. Solo nella seconda metà del XIX secolo, e finalmente su basi più profondamente scientifiche, l’interesse verso la trasfusione tornerà a destarsi nel mondo medico e scientifico. Dopo i nuovi esperimenti di Hayem e dell’americano Crile, furono le ricerche di Landsteiner sulle isoagglutinine nel 1900, la identificazione dei gruppi sanguigni dovuta allo Jansky (1907) ed al Moss (1910), gli studi di Lattes nel 1912 e l’introduzione dell’uso degli anticoagulanti a far compiere il salto dalla preistoria alla storia della trasfusione di sangue. 

LE PRIME DONAZIONI 

Il passaggio dalla trasfusione di sangue da forma sperimentale e rischiosa di ricerca a terapia sicura ed idonea a garantire la salute ed a salvare la vita di innumerevoli malati pose tuttavia un nuovo problema, ossia quello di reperire costantemente le quantità di sangue necessario al crescente uso che ne veniva fatto. La soluzione più efficace, ed insieme più etica e morale, fu rappresentata dal sorgere di gruppi di datori i quali offrissero il loro sangue in forma volontaristica, gratuita, periodica ed anonima. A Pavia, presso la Clinica Medica del Policlinico San Matteo, vennero effettuate le prime donazioni da donatori periodici e presso lo stesso ospeale pavese nacque il primo gruppo di volontari donatori di sangue. L’indimenticato  Prof. Paolo Introzzi, Primario della Clinica Medica del nostro San Matteo, co-fondatore della Società Italiana di Ematologia, Presidente della Società Internazionale della Trasfusione di Sangue, nel suo libro del 1937 “La trasfusione del Sangue nei suoi effetti biologici e nelle sue indicazioni cliniche”, rammenta infatti “il lungo periodo trascorso nella Clinica Medica di Pavia, dove sotto la guida del mio indimenticabile ed amato maestro Prof. Adolfo Ferrata, la trasfusione del sangue, affrontata fin dal 1926, ha costituito e costituisce ancor oggi un campo fecondo di ricerche scientifiche e di applicazioni pratiche”. L’inizio dell’attività trasfusionale nel 1926 conferma che al sorgere della ben più nota associazione nazionale AVIS, avvenuta a Milano nel 1927, a Pavia erano già attivi ed operanti donatori volontari di sangue. Tale circostanza viene ricordata anche da Bice Cairati e Nullo Cantarono, oggi noti ai lettori con il nom de plume di Sveva Casati Modignani, nel libro “Sceicchi Vampiri & C.”, edito da Sperling & Kupfer, laddove si narra “che quando nel 1927 il dottor Formentano andò a Pavia per chiedere una sovvenzione all’industriale Necchi per la costituenda AVIS, si sentì rispondere che a Pavia un’iniziativa analoga era stata presa due anni prima dal Professor Ferrata e che – per la precisione storica – il primo Donatore di sangue d’Italia fu il pavese Carlo Maria Galandra”. Solo nel 1952 l’Associazione Provinciale Pavese dei Donatori di Sangue decide di aderire all’AVIS. Decisione sofferta, non priva di contrasti, maturata a maggioranza. Il motivo di questi tentennamenti viene illustrato dal Presidente dell’Associazione Pavese, Prof. Paolo Introzzi,  al Presidente dell’AVIS Nazionale Dott. Formentano nel corso di una riunione. Spiegò infatti il Prof. Introzzi che “il desiderio di indipendenza dell’Associazione Pavese era dettato da un giustificato orgoglio per essere stata quella pavese la prima Associazione organizzata in Italia per il dono del sangue”.

 LO SGUARDO NEL FUTURO 

Dal 1926 ad oggi: ottant’anni di donazioni di sangue.

Eppure la nostra associazione, oggi più che mai, è attiva e vitale, presente sul territorio ed impegnata a promuovere il dono del sangue. Con 20 sezioni e numerosi altri Gruppi operanti nei vari comuni della provincia di Pavia, oggi l’AVIS, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia, il Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale Centro di Immunologia dei Trapianti del Policlinico San Matteo ed il Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Presidio Ospedaliero di Vigevano e dall'Articolazione del Simt del Presidio Ospedaliero di Voghera, opera quotidianamente per incrementare il numero delle donazioni di sangue e per accogliere un crescente numero di donatori. La Provincia di Pavia, nel reperimento di emocomponenti,  è ben lontana dall’autosufficienza, anche per la presenza nel territorio di istituzioni sanitarie che richiamano paziente da ogni parte d’Italia. Memori della loro prestigiosa storia, consapevoli che proprio in questa terra ha avuto inizio la splendida avventura del dono del sangue, dirigenti e volontari dell’AVIS Provinciale Pavia sono ogni giorno al lavoro per fornire sempre più sangue a chi ne ha necessità, con la consapevolezza di operare per il fine più nobile che possa esistere: salvare vite umane.

 

INDIRIZZO SEDE:
 
Via Taramelli, 7
27100 - Pavia
 
Apertura Sede: Mercoledì 9,00 - 11,00
 
Tel. 0382 - 422377
Fax: 0382 - 528023
 

 
Presidente:
Francesco SPADINI
 

 

Il Consiglio Direttivo Provinciale

 

Avis Provinciale Pavia